21-08-2008

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Editoriale: Quaderni Siberenensi. Rivista di cultura, storia e tradizioni – Anno VIII (Dicembre 2006), pp. 9-10.

Eppur si muove…
di Serafino Parisi

Sisifo docet! La mitologia greca lo celebra come uno dei personaggi più scaltri ed avidi. Voleva arricchirsi facilmente, con poca fatica e – naturalmente, per fare ciò – con mezzi illeciti. Cosa fa? Svela ad Asopo gli amori di sua figlia Egina con Zeus e ricatta a sua volta il dio. Venne, perciò, condannato a spingere nel Tartaro, su una montagna ripidissima, un enorme masso che, appena in cima – giunto al punto di svolta – rotolava a valle, costrigendo Sisifo a ricominciare e così di seguito per l’eternità. Molti elementi offre il mito per una applicazione al nostro momento: il facile arricchimento, il punto di svolta, l’eterna inutile fatica.

Data questa premessa, penso che Santa Severina sia ad un punto di svolta. Ora o mai più! Lo sostengo già da tempo. Ci sono tante cose che si muovono. E tra tutte la più significativa sembra essere la presa di coscienza, non da parte di tutti e non ancora del tutto matura e convinta, del suo ruolo e delle sue potenzialità. Lo scenario potrebbe essere paragonato a quello di un rigido inverno che però si apre alla primavera.

La riqualificazione urbanistica sta suscitando negli abitanti una cura per gli spazi vitali. Si è ancora all’inizio e lontani dall’optimum, eppur qualcosa si muove. E mi pare di poter dire che il cammino sarà a buon punto quando ci si renderà conto, in modo diffuso e capillare – e così ancor non è – che gli artefici del nostro sviluppo dobbiamo essere proprio noi.

Le illusioni in senson contrario non mancano e forse rispondono ad un antico stile di attesa passiva che lascia volentieri il compito di portare le novità agli altri, invenstendo in loco solo scettiche speranze. È difficile trovare chi – decidendo di investire nel nostro territorio – lo faccia per far levitare la nostra situazione. La storia è piena, mutatis mutandis, di cercatori d’oro che – con la promessa di portare lavoro in posti vergini ed incontaminati – hanno sfruttato gli autotconi dirottando i proventi altrove, rispondendo nell’immediato alla necessità di avere il pane quatidiano per vivere, senza però provvedere in modo sistematico – e non occasionale e provvisorio – alle vere urgenze della elevazione di una coscienza di impegno, piuttosto che al bisogno momentaneo. E quante miniere d’oro hanno lasciato nella terra ferite devastanti e illusioni tormentose!?

Il rischio che si cela dietro queste tattiche espansionistiche – senza alcun riferimento a vivende specifiche – è quello già abbondantemente teorizzato e che parla di uno “sviluppo senza progresso” (D. Farias), il che significa portare una collettività, dal punto più basso alla sommità della scala, senza averla fatta sudare nella faticosa, quanto necessaria, salita di tutti i gradini.

Il nostro paese, il nostro territorio, la nostra regione non decolleranno se non attraverso la progressiva conquista del suo sviluppo. Ed in questo impegno tutti dobbiamo sentirci attivi.

Ecco perché oso sperare che il punto di svolta di cui si parlava sia un punto di non ritorno, le fatiche non siano quelle di Sisifo e la ricchezza sia direttamente proporzionale all’impegno personale e non alle promesse altrui.

Don Serafino Parisi.

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