21-08-2008

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Cenni Storici

Arroccata su di una colossale rupe, cinta da rocce scoscese che precipitano in enormi scarpate, Santa Severina appare agli occhi di chi risale la vallata del Neto verso i contrafforti della Sila o da essi discende, come una maestosa nave di pietra.

Da quel nucleo di rocce, a 326 metri sul mare, ci si rende conto della scelta felice degli antichi fondatori del paese. Fortezza naturale inespugnabile, la struttura eminentemente militare di Santa Severina risalta anche per le numerose fortificazioni più volte ampliate e modificate a seconda dell'ingegneria militare, che fanno da cerniera al maestoso e possente castello.

Le sue origini sono documentate da Ecateo di Mileto, storico e geografo del V secolo a. C. che la comprende nell'elenco delle città dell'Enotria col nome di SIBERENE. L'intero suo territorio fu inglobato dai colonizzatori greci coi quali felicemente si fusero gli antichi enotri, partecipando al nuovo processo di civilizzazione che fu detto della Magna Grecia.

Molti storici sostengono che nel periodo romano l'antica Siberene aggiunse o sostituì al suo nome quello di SEVERIANA, suffragando tale ipotesi con un brano di Plinio che parla dei vini "severiniana" e con documenti lapidei che indicano in Marius e Lurius i duoviri che costruirono una muraglia difensiva (murus), un arco (fornix) ed un piazzale (area).

Dissoltosi l'Impero Romano, Santa Severina cade sotto l'influenza dei Bizantini, come testimoniano i vari reperti del VII-VIII secolo che stanno venendo alla luce.

Occupata nell'840 dagli Arabi che ne fecero la base sicura per i loro atti di pirateria, essa viene espugnata dal valoroso generale di Basilio I Niceforo Foca che riconsegna all'Impero di Bisanzio la città rimasta, nonostante l'occupazione araba durata quasi mezzo secolo, grecanica nei costumi, negli usi, nell'animo religioso.

Nel periodo immediatamente successivo, a comprova dell'importanza strategica, culturale e religiosa che Santa Severina rivestiva per i Bizantini, viene eletta a sede metropolitana. La prima notizia che ne attesta la nascita viene riportata nella diatyposi di Leone il Filosofo nell'889 secondo alcuni storici, nel 901 secondo altri. Resta oscuro il passaggio al nuovo toponimo ed i numerosi studi al riguardo non sono riusciti a far luce sull'esatto periodo in cui ciò avvenne anche se la teoria più accreditata ne fissa il mutamento nel IX secolo e lo spiega con l'assonanza fonetica che spinse i greco-siculi che lo importarono dalla Sicilia a darle il nuovo nome. Dopo quasi due secoli di dominio bizantino i Normanni di Roberto il Guiscardo espugnano la fortezza nella quale si era rifugiato Abelardo ribellatosi allo zio. E' il 1073/74 ed inizia allora il graduale cambiamento degli ordinamenti civili e militari mentre quelli ecclesiastici conservano ancora per molto tempo il rito greco.

Estintosi il dominio normanno Santa Severina vive un lungo periodo di privilegi ed autonomie che, tranne qualche breve periodo, le assegnano il ruolo di città demaniale (esempio emblematico nel Mezzogiorno italiano) fino all'ultimo diploma di Ferdinando I d'Aragona del 26 Febbraio 1466 che, riconoscendo tutti i precedenti privilegi, concede alla nostra università un'autonomia che era il suggello ed il riconoscimento di un'organizzazione sociale con un effettivo potere delle varie magistrature ( sindaci, giurati, ecc.) con attribuzioni proprie e ben determinate a cui venivano preposti cittadini eletti direttamente dal popolo.

Questo consolidato sistema di autonomia e di libertà viene scosso ed abbattuto da Federico III quando, con regio decreto del 14 Ottobre 1496, concede in feudo Santa Severina ed i suoi Casali ad Andrea Carafa, futuro luogotenente del Regno e suo valoroso generale.

Inizia un lungo periodo di assedi prima che il Carafa riesca a vincere la fiera opposizione dei santaseverinesi e la loro resistenza ad oltranza. Nel 1514 la città piomba nella servitù feudale aggravata dall'ira di Andrea che si vendica confiscando, uccidendo, opprimendo.

Morto Andrea senza figli gli subentra il nipote Galeoto che interviene col suo patrimonio per alleviare lo stato di miseria in cui versa la popolazione. Egli muore, tra il compianto generale il 26 Aprile 1556 e gli succede nel contado il figlio Andrea che eredita un feudo rimpicciolito e carico di debiti. Tale situazione peggiora ancora con Vespasiano che succede al padre nel 1569 ed esercita il suo dominio costretto a sempre nuovi e pesanti debiti che a stento riesce ad onorare. Quando muore senza eredi nel 1599 si estingue il contado dei Carafa ed il feudo passa alla Regia Corte che lo cede nel 1608 a Vincenzo Ruffo principe di Scilla. Alla morte del principe avvenuta il 3 Giugno 1616 subentra la figlia Giovanna che muore nel 1650 dopo 34 anni di dominio. Le succede il figlio Francesco Maria che, oberato dai debiti contratti dalla madre, si vede porre all'asta il feudo che viene aggiudicato al patrizio crotonese Carlo Sculco. A costui, morto di peste il 30 Aprile 1656, succede il figlio Giovanni Andrea a cui Filippo II concede il titolo di duca. Gli subentra il figlio Domenico che muore nel 1687 e si estingue con lui il diritto alla successione della famiglia Sculco. Nel 1691 donna Cecilia Carrara si aggiudica all'asta per 102.000 ducati il feudo intestandolo al figlio D. Antonio Grutter senza titolo. Molto più tardi, nel 1732, Carlo III gli conferisce il titolo di principe di Santa Severina. Alla sua morte gli succede il figlio Pier Matteo che rimane al governo della città fino alla morte avvenuta il 4 Novembre 1751.L'eredità feudale viene raccolta dal figlio Gennaro, che muore nel 1756, poi da Antonio che muore a Napoli nel 1804.Ultimo feudatario è Gennaro Grutter, figlio di Antonio, che, abolita la feudalità con la legge del 2 Aprile 1806, rimane possessore del solo titolo di principe che viene trasmesso, per il ramo femminile al patrizio Vincenzo De Giovanni e quindi ai suoi successori.

NOTE STORICHE AGGIUNTIVE.

Il lungo elenco dei feudatari non offre un quadro veritiero del passato di Santa Severina perché, nei periodi delle sue autonomie, molti furono i personaggi che illuminarono la sua vita culturale e religiosa.

PAPA ZACCARIA: ormai definitivamente assegnata l'appartenenza del grande papa alla nostra città ("Zaccarias Siberenae urbe Calabriae natus") , egli lasciò un'orma indelebile nella Chiesa di Roma.

ARISTIPPO: il "Graecus interpres natione severinatus", come tale considerato da eminenti storici come il Rose ed il Gigante, illuminò il suo periodo, pur sotto la dominazione normanna, per la sua vasta ed intelligente opera di traduttore di capolavori della cultura greca da Platone ad Aristotele, a Tolomeo.

ANGELO DE LUCA: ignorato, per calcolo politico, dalla storiografia del Regno di Napoli, fu l'eroico comandante della città durante il periodo degli assedi di Andrea Carafa. La sua onorata sepoltura (il sarcofago è posto nel Battistero) e la lapide citata dal Barrio e successivamente diruta, lo ricordano come "militum tribunus fortissimus qui semper in acie invictissime dimicavit".

LUDOVICO ANGERIANO: "imperatorio et pontificio iure consultissimus" presso il quale accorrevano da ogni luogo i feudatari per avvalersi dei suoi consigli legali.

GIOVAN BATTISTA MODIO:appartenente alla famiglia più importante di Santa Severina (la madre dell'Arcivescovo Berlingieri era una Modio), medico e filosofo rinomato ma anche dotto umanista.

LEONARDO CARUSO: "primo ad ideare nell'Urbe quell'opera di beneficenza che fu poi Monumento di sapienza civile fra i più insigni d'Europa", come inciso sulla lapide dedicatagli dall'Arcivescovo Pujia in Corso De Risio.

DOPO IL PERIODO FEUDALE, a conferma delle tradizioni culturali della cittadina, da ricordare:
DIODATO BORRELLI, titolare di clinica e patologia medica presso l'Università di Torino e di clinica medica nell'Università di Napoli;
NICCOLO' D'ALFONSO, filosofo e medico di corte di Casa Savoia, titolare della cattedra di pedagogia al Magistero di Roma.

testi: dott. Francesco De Luca

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