07-08-2008

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LA CHIESA DI SANTA FILOMENA O POZZOLEO

Sottoposta anch'essa, come il Battistero, al restauro del Loiacono alla fine degli anni Venti , è considerata l'altro gioiello dell'architettura bizantina in Santa Severina. La chiesa di Pozzoleo sovrasta il quartiere Grecìa e si incontra sulla destra di chi sale verso Piazza Campo, avendo di fronte un arco che immette nei grandiosi fossati del Castello.

Di recente è stata riaperta al pubblico dopo un lungo restauro che ha restituito il monumento consolidato e rivestito degli originali colori. In effetti i risultati finali hanno provocato in molti perplessità e critiche apparendo la chiesa troppo diversa di come si era abituati a vederla.

Il primo quesito che si sono posti gli storici d'arte è il seguente: la costruzione è stata progettata sin dalla sua fondazione come chiesa doppia su due piani o si trattava di due ambienti, uno dei quali, quello inferiore, nato in epoca successiva?

Il restauro del Loiacono accertò che non esisteva alcun punto di sutura fra i due ambienti e che alcuni elementi costruttivi nella chiesa inferiore indicavano che, all'origine, essa non era stata adibita né a cisterna né a necropoli, ma esclusivamente a chiesa per il culto.

Solo successivamente, ed in epoca ancora da precisare, la chiesa sottostante fu trasformata in cisterna e di questo cambiamento, dopo gli ultimi restauri, sono ben visibili le tracce nei terminali dei condotti che immettevano l'acqua nell'ambiente. Fu in quell'occasione che venne creata la volta a botte ed eseguito il rafforzamento della parte longitudinale all'interno. Willemsen e Odenthal ritengono che da questa trasformazione nacque il nome di Pozzoleo che, a loro avviso significava "Pozzo del leone".

In seguito ad un miracoloso episodio intorno al quale vive una nostra antica leggenda, questa cisterna fu nuovamente trasformata nell'attuale chiesetta del piano inferiore. Mons. Pujia, richiamandosi alla leggenda che anche noi riproponiamo in Appendice, attribuisce il nome alla Madonna del Pozzo il cui quadro, secondo tale leggenda, venne rinvenuto nella cisterna ed era servito al bambino che v'era caduto a galleggiarci sopra.

Accorgendosi che la ricostruzione finiva con l'essere troppo fideistica, non esistendo, fra l'altro, nella nostra liturgia il titolo di Madonna del Pozzo, il Pujia dava quindi un'altra lettura, ipotizzando che Pozzoleo potesse indicare in Leo (Leone) il custode del tempietto bizantino che abitava la stanzetta che stava sul pozzo…

Così ne scrive l'Orsi nei suoi studi sul patrimonio artistico di S.Severina: "Per l'eleganza della sua forma e la ricercatezza delle decorazioni dei portali, per l'alta e svelta cupoletta di 15 archi e 16 colonnine sormontati da capitellucci decorati di forme sempre variate sul motivo fondamentale del cesto di foglie, essa dovette nascere come una chiesa aristocratica…

Vista da lungi questa cupola dà un'intonazione orientale al paesaggio…
A maestri bizantini io attribuisco lo schema della chiesa ed il felice tentativo della svelta cupola di Pozzolìo; ma sono scalpellini normanni che vi portarono la vaghezza dei fogliami dei capitelli e l'eleganza della cornice della porta".

Per quanto riguarda il doppio portale, abbastanza inconsueto, il Loiacono spiega la circostanza facendo riferimento ai costumi ortodossi secondo cui le donne dovevano usare una via d'accesso diversa dagli uomini per realizzare, nel posto che occupavano in chiesa, una separazione dal settore che ospitava i maschi.

Da notare che nelle strombature dei portali esistevano delle colonnine andate perdute nel tempo, probabilmente trafugate.

Scrivono Willemsen e Odenthal: "Il gioiello di Santa Filomena è la cupola; visibile da lontano, ricorda a chi la guardi per la prima volta una di quelle piccole chiese dell'Armenia o della Georgia…

Anticamente per il contrasto dei colori l'effetto del tamburo a cupola deve essere stato ancora maggiore; infatti le zone tra le colonne erano dipinte di un brillante rosso mattone e su questo sfondo le colonne bianche spiccavano nettamente. Purtroppo, nel corso dei restauri, si è tralasciato di rinnovare la tinteggiatura. "Gli studiosi tedeschi si riferivano nella loro opera del 1967 al restauro del Loiacono. I recenti lavori ci hanno restituito l'antico colore ricavato da frammenti del vecchio intonaco. Le perplressità cui accennavamo ruotano intorno ad un'interrogativo : gli attuali colori ricavati da quegli intonaci erano quelli originali o solamente quelli di un loro rifacimento del XVIII-XIX secolo?

CHIESA DELL'ADDOLORATA

Abbiamo visto che questo antico monumento bizantino è unico in Calabria ad essere datato, sulla base dell'epigrafe dedicatoria della seconda lapide che ne fissa la costruzione nell'anno 1036.

Da diversi anni la chiesa è sottoposta a restauri ancora in corso che si prefiggono di sottrarla allo stato di avanzato degrado, aggravato da costruzioni estranee che ne hanno soffocata la struttura più recente, cancellando quasi integralmente i resti di quella bizantina.
Acquista valore fondamentale quanto scrisse Paolo Orsi in occasione dei suoi studi sull'Addolorata, sia per l'indiscusso valore dello scienziato e sia perché, all'epoca della sua ispezione, la struttura della chiesa antica era per circa due terzi inglobata in quella moderna (e tale stato, ovviamente, permane) mentre tutta la restante parte orientale, compresa la zona absidale, era un ammasso di ruderi. Orsi li definisce "abbandonati da secoli e diruti fino alle ime radici dei muri, ceduti negli ultimi anni ad un muratore che ne fece cava di pietre ed asilo di maiali". Aiutandosi con pochi saggi e qualche piccolo scavo, egli riuscì a ricostruire la pianta originaria della vecchia chiesa con risultati rimasti insuperati e probabilmente insuperabili anche se, spes ultima dea, non possono escludersi gradite sorprese dalle analisi della struttura e del sottosuolo che saranno effettuati dalle Soprintendenze.

Dalla pianta che Orsi ricavò sui rilievi effettuati venne fuori "una basilica a tre navi di metri 28,70 x 16,70 con tre absidette appena accennate. La nave centrale è divisa dalle secondarie mediante dodici pilastri quadri, costruiti ad opera alternata di blocchi e di mattoncini robusti e durissimi, porzione dei quali considero greci: sui pilastri s'impostano archi a pieno centro di grossi conci calcari."

L'attuale struttura risale al XVII secolo e si presenta con navata unica, con presbiterio sporgente e con due ambienti laterali che si aprono nella parte occidentale della navata presentando a sinistra un vano campanile ed a destra un vano sagrestìa. Notevole l'apparato decorativo con affreschi, cornici dipinte e motivi floreali in stucco; gli altari sono in tarsie marmoree policrome, l'altare maggiore presenta il piano in maioliche del XVIII secolo, ora purtroppo obliterate da calce.

CHIESA E CONVENTO DI S. DOMENICO

Il convento dei Padri Domenicani con la chiesa dedicata al suo Fondatore sorgeva a nord della città, presso Porta Nova così detta perché ultima ad essere costruita fra le altre porte di S.Severina, a strapiombo sulla rupe che dominava la vallata lungo l'asse che da questa si inerpicava verso l'abitato.
Dalle notizie che mons. Pujia aveva richiesto al Rev.mo Generale dei Domenicani, si apprende che "verso il 1500 era un convento di terza classe".

Che fosse già stato fondato agli inizi del secolo XVI lo comprova il fatto che nel convento fu deposto il sarcofago di Angelo De Luca, che morì nel 1514.
Un'ulteriore conferma della sua esistenza ci proviene dagli statuti della nostra città, nella quale era avvenuto il contrastato insediamento del Carafa, in uno dei quali si menziona "Il monasterio di S.Domenico de Portanova de dicta città perché il Conte lo abbia in commendatione.".

Nella stessa relazione dei Domenicani al Pujia, si riporta che " nel 1613 il convento aveva sei religiosi. Verso il 1650 dopo un terribile terremoto che rovinò la Calabria, il Provinciale dell'epoca P.Giacinto Rascali spese per i restauri del convento trecento ducati (£. 1275).".
Altre importanti notizie le troviamo nell'apprezzo del 1687 (nell'Appendice di questo lavoro), che così descrive il complesso monastico: "Da monte Pomerio vi è la strada che porta al Monistero di S.Domenico con la chiesa ad una nave coperta a tetti, con intempiatura e sei altari e l'altare maggiore. A lato della chiesa vi è il claustro all'antica, però non corrisponde al piano della chiesa, con le camere sopra, e detto Convento si governa dal Priore e quattro altri frati e tiene d'entrata circa ducati trecento.
"Pare che anche per S. Domenico esista un importante progetto di recupero, che ci auguriamo vada in porto. Sarebbe, intanto, opera meritoria del Comune se si provvedesse alla pulitura e sistemazione di quell'area, dove è ancora possibile recuperare parti significative dell'antico impianto.

Santa Lucia (o dell'Ospedale)

Così detta perché apparteneva anticamente ad un'opera di beneficenza, si incontra scendendo dal Campo verso il lato occidentale dell'abitato.
Radicalmente ristrutturata è costituita da un'unica navata rettangolare che termina con una possente abside, arricchita nella parte superiore da un motivo decorativo costituito da un doppio filare di mattoni, posti a zig-zag a forma di coltello.

Questa parte absidale è quel che resta di originale della vecchia costruzione e, secondo le ipotesi più attendibili segnerebbe, nella evoluzione artistica della città, il deciso passaggio alle forme d'arte normanna, assegnandosene la fondazione ad un periodo coevo o di poco posteriore a quello della chiesa di S. Filomena.

Santa Maria e Sant'Anna

Poche notizie si hanno sull'epoca di fondazione di queste due chiese, posta la prima verso la metà di corso Aristippo,di recente restaurata e la seconda, al termine di corso De Risio, costruita sullo scoglio in un angolo molto suggestivo. Anche per essa stanno per iniziare i lavori di ripristino.

Chiesa e convento di S.Antonio

L'intero complesso è stato di recente restaurato.
Come abbiamo già scritto l'ex convento è attualmente adibito a sede della LALEO.
Il Frangipane così la descrive: "Chiesa di S.Antonio del Convento dei Francescani Minori, in contrada e via S.Antonio : portale di pietra tufacea cordonato, con stemmi (sec.XVII); interno,soffitto ligneo dipinto a cassettoni, cappelle laterali con tracce di affreschi (Istorie francescane, sec.XVII9, sacello marmoreo dei duchi Sculco, iscrizione (1666), coro ligneo intagliato (sec.XVII").
Particolarmente interessante la lastra tombale di Carlo Sculco che, come opportunamente segnala Giorgio Leone, "non fa altro che accreditare l'ipotesi che questa Famiglia decidesse di avere residenza stabile nella città".

Altre Chiese

Dei ruderi di chiese, l'Orsi segnalava quella di Grottari in contrada S.Iorio, che conserva solo qualche frammento murario e quelle di S.Pietro e di S.Nicola, ormai sparite, inglobate completamente nelle recenti costruzioni del rione Greca .
L'Orsi raccomandava anche "la ricerca e la esplorazione al clero locale, prima che esse vadano a scomparire per intero".
Da parte nostra abbiamo segnalato quella di S. Maria della Consolazione, stranamente ignorata dal Clero. Questa chiesa è descritta dall'Apprezzo e si trova nel fondo, denominato appunto, "Madonna". Conserva, quasi intatti, i muri perimetrali.

testi: dott. Francesco De Luca

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